Museo della Plastica

Qualcuno l'ha definita
"il materiale che la natura aveva dimenticato di creare."

1839-1862


Alexander Parkes, nato a Birmingham nel 1831, fu cresciuto nel culto dell'ideologia dell'invenzione, pur senza aver una formazione scolastica specifica nel campo della chimica e della fisica. Era una condizione abbastanza comune a quel tempo. Parkes si occupò per qualche tempo della lavorazione della gomma naturale, in momento in cui in questo campo si facevano grandi passi avanti con la scoperta della vulcanizzazione e delle prime macchine di lavorazione. Di qui il suo interesse per altre sostanze che potessero dare risultati simili a quelli della gomma in alcuni impieghi sempre più richiesti dalle industrie. Studiando il nitrato di cellulosa ottenuto nel 1845 a Basilea da C.F. Schoenbein, Parkes ottenne un novo materiale che poteva essere "usato allo stato solido, plastico o fluido, (che) si presentava di volta in volta rigido come l'avorio, opaco, flessibile, resistente all'acqua, colorabile e si poteva lavorare all'utensile come i metalli, stampare per compressione, laminare". Con queste parole l'inventore descriveva la Parkesine, cioè un tipo di celluloide - brevettata nel 1861- in un foglietto pubblicitario diffuso nel 1862, in occasione dell'Esposizione Internazionale di Londra dove furono esposti i primi campioni di quella che possiamo considerare a buon diritto la materia plastica primigenia, capostipite di una grande famiglia di polimeri che oggi conta alcune centinaia di componenti.



Antica pressa con piano portastampi


Pressa rotativa per termoindurenti di costruzione tedesca


Alexander Parkes, inventore della Parkesina (1862)


1870-1880


Analoghe sollecitazioni per la ricerca di nuovi materiali spinsero negli Stati Uniti un giovane tipografo di Starkey a seguire le orme di Parkes. John Wesley Hyatt, così si chiamava, aveva letto a Albany, nello stato di New York, un bando di concorso promosso dalla ditta Phelan and Collander, produttrice di palle da biliardo, nel quale si prometteva un premio di diecimila dollari a chi avesse sviluppato un materiale capace di sostituire l'avorio nella fabbricazione delle palle per biliardo, in quanto la materia prima naturale stata scarseggiando. A partire dal 1863 quindi Hyatt si buttò a capofitto nella ricerca dell' "avorio artificiale" o comunque di un qualsiasi nuovo materiale capace di soddisfare le richieste delle industrie. Ebbe successo intorno al 1869 con un composto a base appunto di nitrato di cellulosa, proprio come era accaduto a Parkes poco tempo prima. Nasceva così la Celluloide con un brevetto depositato il 12 luglio 1870. La prima fabbrica della nuova materia plastica artificiale si chiamò Albany Dental Plate Company e fu fondata nel 1870. Il suo nome si spiega col fatto che uno dei primissimi impieghi della Celluloide fu sperimentato dai dentisti, felici di sostituire con essa la gomma vulcanizzata, allora molto costosa, usata per ottenere le impronte dentarie. Due anni più tardi la Dental Plate Company si trasformò in Celluloid Manufacturing Company con uno stabilimento a Newark, nel New Jersey. É questa la prima volta - 1872 - che compare il termine Celluloide (derivato chiaramente da cellulosa), marchio depositato destinato ad avere molta fortuna negli anni successivi così da diventare un nome comune per designare, in generale, le materie plastiche a base di cellulosa e non soltanto quelle.



Lo stabilimento della Celluloid Corporation di Hyatt nel New Jersey come appariva nel 1870


L.H. Baekeland, inventore della Bakelite, seduto nella sua prima auto (al centro)


John Wesley Hyatt, l'inventore della Celluloide (1868)


1900-1910


Il successo delle prime materie plastiche artificiali era stato grande ma era tuttavia destinato ad essere oscurato dalla comparsa di un nuovo materiale, interamente ottenuto per via di sintesi, che per circa mezzo secolo dominerà il mondo delle materie plastiche e dischiuderà ad esse una quantità enorme di applicazioni in tutti i settori della tecnologia industriale. Con questo nuovo materiale, la Bakelite, si può dire che si entra veramente in piena era delle materie plastiche. La Bakelite fu la prima resina termoindurente ottenuta facendo reagire fenolo e formaldeide. Dalla reazione si forma un prodotto resinoso che diventa plastico per riscaldamento e in queste condizioni può essere compresso in stampi per ottenere oggetti di varia forma. Prolungando il riscaldamento nello stampo, il materiale indurisce e mantiene permanentemente la forma che gli è stata data. Per questo si chiama termoindurente. L’inventore della Bakelite fu il chimico belga Leo Hendrick Baekeland nato a Gand il 14 novembre 1863. All’età di 26 anni era già professore in quella università. Lavorò alcuni anni in diverse università inglesi con l’aiuto di borse di studio ma l’ambiente accademico gli stava troppo stretto per la sua intraprendenza e nel 1891 si trasferì negli Stati Uniti. In America lavorò dapprima alla Anthony & Co., industria di materiale fotografico, quindi costituì la Nepera Chemical Co. che venne poi acquistata dalla Eastman Kodak per la bella cifra di 750 mila dollari. Ciò assicurò al trentaseienne chimico belga l’indipendenza economica per il resto dei suoi giorni. Ma non era certo un personaggio capace di dormire sugli allori. Intorno al 1900 incominciò ad interessarsi di celle elettrolitiche. Subito, si rese conto che la sostituzione dei separatori di carta e amianto con un altro materiale avrebbe nettamente migliorato il rendimento delle celle e cercò di preparare, dalla condensazione del fenolo e della formaldeide, un prodotto resinoso simile alla gommalacca e all’Ebanite. Inizia cosi la storia della Bakelite. "Prima della fine del 1907", scriveva Baekeland, "avevo iniziato la fabbricazione del nuovo prodotto su scala limitata ma nel 1910 creavo la General Bakelite Company per la produzione della nuova resina sintetica. Dagli Stati Uniti la nuova industria si estese alla maggior parte degli altri paesi industriali". Nel 1936 la produzione mondiale di Bakelite superava già le 90 mila tonnellate l’anno, mentre la produzione complessiva di tutte le materie plastiche (Celluloide, caseina, fenoliche) si aggirava sulle 250 mila tonnellate. Alla morte di Baekeland nel 1944, la produzione mondiale di resine fenoliche aveva raggiunto le 175 mila tonnellate.


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